Come gestire gli schiavi: i consigli di un antico top-manager

«Come gestire gli schiavi».
I consigli di un antico top-manager,
il manuale HR dell’antica Roma.

Non c’è molta differenza tra la gestione degli schiavi e quella dei dipendenti, così pensa Jerry Toner, il professore all’Università di Cambridge che ha preparato il manuale dell’antica Roma sulla gestione delle risorse umane.
Nel suo libro «Come gestire gli schiavi» l’autore scrive attraverso le parole di un nobile patrizio romano — Marco Sidonio Falce (Marcus Sidonius Falx) — che racconta come scegliere gli schiavi giusti e spremerli al massimo.
In questo articolo abbiamo selezionato i consigli migliori che potrebbero essere applicati da subito nella realtà odierna.

Introduzione

Alcuni lettori reagiscono in modo piuttosto isterico a questo libro. Dicono la gestione degli schiavi e dei dipendenti siano due cose completamente diverse, opposte. In teoria hanno certamente ragione. Ma osservando la questione più approfonditamente possiamo scoprire l’esistenza di tante similitudini tra queste due situazioni, apparentemente diverse.
È una verità scomoda, ma non per questo smette di essere una verità: sia gli schiavisti antichi sia le multinazionali o le grandi corporation di oggi tendono a sfruttare al massimo le proprie risorse umane. Per quanto si cerchi di mascherare la realtà del lavoro dipendente con la retorica della collaborazione e delle relazioni di amicizia nel «lavoro di squadra».
Sì, decisamente ci farebbe molto bene ascoltare i diretti ed i sinceri consigli dei romani antichi.

Non pensate troppo alla costruzione di una squadra.

Devo subito avvisare di una cosa: non comprate troppi schiavi dello stesso ambiente oppure della stessa nazionalità. Anche se a prima vista potrebbe sembrare interessante avere dei lavoratori capaci di collaborare e di facile comprensione tra di loro (perché magari parlano la stessa lingua), più avanti ciò potrebbe creare dei gravi problemi. Nel caso migliore cercheranno di spingere l’un l’altro per fare più «pause caffè», riposare un po’ e fare due chiacchiere, o anche rubare qualcosa. Mentre nel caso peggiore inizieranno a contestare i vostri ordini, remare contro e complottare per scappare o anche uccidervi.

Tenete in considerazione il carattere e non solo le abilità.

Bisognerebbe dedicare un po’ di attenzione al carattere dello schiavo che volete comprare. Non vi sembra un po’ insicuro e depresso, oppure pigro e arrogante? Per il lavoro è meglio evitare gli estremi: che non siano quindi troppo oppressi o troppo oltraggiosi, perché con entrambi questi tipi guadagnerete solo dei problemi. I troppo tranquilli e vessati difficilmente potranno essere attivi e persistenti nel lavoro, mentre coloro che non hanno i «freni» e dimostrano la propria irriverenza saranno difficili da gestire.

Evitate gli schiavi che permangono in uno stato di tristezza e malinconia. Essere uno schiavo non è un ruolo invidiabile, e chi è predisposto per la depressione non può che peggiorare la situazione.

Ricordate che esistono cose che potete fare anche da soli.

Evitate il vanto e l’ostentazione. Non c’è nulla di più volgare di un arrivista sociale che utilizza un esercito di servi del tutto inutili, impiegati in ogni genere di sciocchezze, solo per dimostrare la sua esorbitante ricchezza. Un ricco liberto (schiavo affrancato) che conoscevo, teneva uno schiavo la cui funzione era soltanto quella di ricordare al padrone i nomi delle persone che egli riceveva.

Fate in modo che gli schiavi vi amino.

Molti schiavisti principianti cadono in questa trappola: pensano che sia possibile gestire tutti con la sola frusta. Coloro di noi le cui famiglie hanno avuto schiavi per più generazioni, sanno che tale trattamento è snervante ed estenuante per gli schiavi, e alla fine dei conti li rende inutilizzabili per un ulteriore uso. Se ricorrete alla violenza, che va al di la dei vostri ragionevoli poteri, finirete col rendere i vostri schiavi completamente chiusi in sé stessi ed ingestibili. Tali schiavi diventano una pena infernale per il padrone. La crudeltà è come un coltello, che alla fine saranno gli schiavi a tenere dalla parte del manico, e non il proprietario.

Il duro lavoro va premiato. I buoni schiavi rimangono demoralizzati se vedono che dopo aver fatto tutto il duro lavoro devono dividere il cibo alla pari con gli scansafatiche. È altrettanto importante che ogni schiavo abbia un preciso obiettivo a lungo termine.

L’organizzazione del lavoro è molto importante.

Ogni schiavo deve avere delle responsabilità esplicite. Così viene creato un chiaro sistema di rendicontazione e assicurato un lavoro intenso. Perché gli schiavi sanno che se qualche parte del lavoro non sarà svolta ne risponderà un preciso lavoratore.

Dovete separare gli schiavi in gruppi da 10 persone circa (gruppi di queste dimensioni sono più facili da osservare, accorpamenti più grandi possono creare problemi per le guardie). Questi gruppi devono essere distribuiti in tutto il territorio e il lavoro deve essere organizzato in modo che gli schiavi non vadano in giro singoli o in coppie (non sarebbe possibile controllarli se si dovessero spargere in questo modo).
Un altro problema con i gruppi di grandi dimensioni è che le persone non sentono la responsabilità personale perché si dissolve nella massa.
Invece una squadra della giusta dimensione obbliga alla concorrenza i lavoratori e mette in evidenza gli sfaticati.

Dedicate tempo all’educazione degli amministratori.

Quando prendo dei nuovi amministratori, insegno loro le seguenti cose, che penso li aiutino ad essere più etici. Gli vieto di usare gli schiavi per affari diversi da quelli collegati agli interessi del padrone. Diversamente potreste scoprire che i nuovi dirigenti sfruttano la loro posizione obbligando gli schiavi a mansioni che sono di interesse personale per il dirigente stesso, mentre gli schiavi devono lavorare nell’interesse del padrone. I superiori non devono mangiare separatamente dagli subordinati. Anzi, che mangino anche lo stesso cibo dei lavoratori. Nulla può irritare uno schiavo stanco tanto quanto la vista di un superiore che si gode il cibo buono e lussuoso, mentre egli riceve la solita magra razione di cibo scadente.

Riposate assieme agli schiavi.

Quale ruolo assumerete durante le feste dipende solo da voi. Io ho un amico, un monotono studioso oltreché noioso, egli si eclissa sempre durante le feste. Si chiude in una stanza silenziosa, per non sentire i rumori della festa che scorre a casa sua. Lo trova un comportamento meraviglioso, isolarsi e aspettare che passino i Saturnali. Dice che sia meglio così, lui non disturba la festa e non limita nessuno nel divertimento, mentre gli altri non lo distraggono dai suoi studi. Che idiota! Io penso sia meglio condividere con le persone il divertimento. Sarete sorpresi nel vedere quanto migliorerà l’atteggiamento degli schiavi nei vostri confronti. Personalmente mi ubriaco, urlo, gioco e tiro i dadi, mi spoglio, mi esibisco in balli erotici e, ogni tanto, persino con la faccia sporca di fuliggine mi butto nell’acqua fredda. Ai miei schiavi tutto questo piace.

Importante è che la festa non continui anche il giorno dopo. Consiglio di farvi vedere con l’espressione più seriosa possibile sin dal mattino. È il momento migliore per mettere a suo posto uno scansafatiche, forse proprio colui che durante la festa si è lasciato influenzare troppo dalle libertà concesse e in qualche modo ha offeso voi. Anche se, quando tutto rientrerà nella normalità, è utile rimanere in buoni rapporti con i vostri schiavi. Per quanto ciò sia possibile, ovviamente, nei limiti che servono per mantenere la vostra autorità ed il rispetto nei vostri confronti.

Non diventate schiavi dei vostri schiavi.

Esiste tutta una serie di cose che i vostri chiavi possono fare per ottenere delle piccole vittorie su di voi nella vita quotidiana. Proprio con questo genere di disobbedienza avrete a che fare di continuo. Essi vi mentiranno a proposito di quanto cibo hanno mangiato, oppure vi diranno delle piccole bugie raccontando che qualcosa costa dieci sesterzi, mentre ne costa solo otto. Fingeranno di essere malati per non lavorare, facendovi sentire tali gemiti di dolore che inizierete a preoccuparvi per la loro sopravvivenza, mentre in realtà si tratterà soltanto di uno spettacolo per evitare i compiti più difficili.
Staranno in cucina vicino al forno per sudare e vi mostreranno quelle gocce di sudore come segno di una tremenda febbre. E se crederete a codeste bugie, ben presto ogni lavoro richiederà il doppio del tempo. Ecco come agiscono gli schiavi. Vi mettono continuamente alla prova, cercando di capire dove e cosa potrebbero trafugare. E sarete costantemente costretti a tagliare il vostro potere, finché esso non sarà completamente consumato dagli schiavi, che inizieranno ad odiarvi sempre di più.

Pensate che tutto ciò non centri con voi?

Oggi nessuno afferma, alla Falx, che la schiavitù sia accettabile o giustificata. Ma prima di congratularci per quanto avanti siamo rispetto al passato, bisogna comprendere un tragico fatto: seppure la schiavitù sia illegale in ogni nazione di questo pianeta, rimane tuttora una pratica molto diffusa. Secondo le stime dell’organizzazione non governativa «Free the Slaves», al giorno d’oggi 27 milioni di persone sono costrette a lavorare sotto minacce di violenza fisica, senza alcun stipendio e senza alcuna speranza di liberazione. Nel mondo di oggi abbiamo più schiavi di quanti ne fossero esistiti in qualsiasi momento durante tutta la storia dell’impero Romano.

 

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P.S. >> altri consigli utili per chi vuole essere una persona libera di creare…

About Anton Rosanov 95 Articoli

Nato a Mosca, in Russia. Cresciuto tra l’oriente e l’occidente. Imprenditore dall’età di 17 anni. È coach e consulente nel campo della vita sia personale (seduzione e relazioni di coppia), sia professionale (sistemi di business postindustriale). Fondatore di ONLYONE (www.onlyoneitalia.com) e ItalianSeduction.club (community numero 1 in Italia su seduzione e lifestyle); autore del primo percorso sull’autodisciplina in Italia (www.motivazione.guru).